La guerra in Medio Oriente è arrivata anche nelle aule del Consiglio comunale di Magione, dove nei giorni scorsi è stata discussa una mozione sulla questione israelo-palestinese. A sollevare perplessità sono i consiglieri di minoranza Giacomo Sottili, Marco Menconi, Michele Alvisi e Marina Tomassoni, che in una nota congiunta contestano l’opportunità di portare temi di politica internazionale in un’assise comunale.
«Il compito del Consiglio comunale è amministrare la cosa pubblica di Magione – hanno dichiarato i quattro consiglieri – non deliberare su questioni di politica internazionale che spettano ad altri livelli istituzionali».
Nel comunicato, i consiglieri di minoranza ripercorrono la complessità storica del conflitto israelo-palestinese, nato nel 1948 con la creazione dello Stato di Israele e l’esodo di centinaia di migliaia di profughi palestinesi. Oltre 75 anni di guerre, occupazioni e fallimenti diplomatici hanno lasciato irrisolti nodi cruciali: la Cisgiordania con i suoi insediamenti, la Striscia di Gaza sotto il controllo di Hamas, e Gerusalemme, città simbolo contesa tra le parti.
«Hamas non può essere giustificata: il terrorismo va condannato senza ambiguità – hanno spiegato – così come va riconosciuto che la liberazione degli ostaggi è un passaggio imprescindibile. Allo stesso tempo, anche Israele non può continuare ad agire senza limiti: la sicurezza di uno Stato non può giustificare violazioni sistematiche dei diritti di un altro popolo».
La critica più netta riguarda il metodo seguito dalla maggioranza consiliare. «Abbiamo rilevato la volontà di attribuire alle minoranze una presunta responsabilità morale solo perché non in linea con una mozione che consideriamo inopportuna – hanno aggiunto – La nostra sensibilità non si misura con il voto favorevole o contrario a una mozione di questo tipo».
I consiglieri contestano anche l’atteggiamento del sindaco: «Non è facoltà di un Primo Cittadino giudicare quanto i Consiglieri siano emotivamente colpiti, entrando in una sfera personale che esula completamente dai compiti dell’Amministrazione».
Nel mirino anche la scelta di discutere del riconoscimento dello Stato palestinese. «Non è questa la sede, né questo il livello istituzionale adatto a decidere su un tema così delicato – hanno sottolineato – Ridurre una tragedia così radicata e complessa a bandiera di parte significa impoverire il dibattito e tradire lo spirito delle istituzioni».
Secondo i quattro consiglieri, portare drammi internazionali in Consiglio comunale alimenta divisioni e rappresenta «una pratica dannosa per la democrazia e per la serenità dei cittadini». Le istituzioni locali, hanno ricordato, hanno invece «il dovere di creare coesione, non divisione».
La chiusura del comunicato è dedicata alle priorità che, secondo le minoranze, il Comune dovrebbe avere. «L’amministrazione comunale dovrebbe occuparsi meno di questioni ideologiche dal valore meramente simbolico e dalla totale inutilità – hanno concluso – e più delle necessità concrete dei cittadini: far funzionare i trasporti scolastici, garantire la manutenzione delle aree verdi, migliorare i servizi e lavorare per abbassare la pressione fiscale, a partire dalla tassa sui rifiuti. Questo è ciò che ci si aspetta da un’amministrazione comunale».



