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venerdì 6 Marzo 2026
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Pietrafitta, critiche da Umbria Civica: “Progetti fantasma da decenni, serve concretezza”

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Prima Pagina - AdnKronos

«Quarant’anni di progetti annunciati e mai realizzati». È l’accusa di Mauro Brilli, coordinatore di Umbria Civica Piegaro, che denuncia come la Val Nestore sia diventata negli ultimi decenni «la valle delle promesse mancate, dove idee ambiziose si accumulano sulla carta ma non trovano mai la forza di trasformarsi in realtà concrete». Al centro della critica c’è la centrale Enel di Pietrafitta, che secondo Brilli rappresenta il simbolo di un futuro annunciato più volte ma sempre rinviato.

Dagli anni Ottanta a oggi: la cronologia secondo Umbria Civica

Brilli ripercorre la storia della centrale partendo dalla fine degli anni Ottanta, quando Enel immaginava per il sito post-lignite un futuro bucolico: un lago artificiale, un polmone verde, centri visita, agricoltura energetica, serre riscaldate con il calore residuo degli impianti. Di tutto questo è stato realizzato solo il bacino artificiale, mentre le serre e il resto sono rimasti progetti non concretizzati.

Nel periodo 2015-2019 arriva il programma Futur-e, il grande piano nazionale per dare nuova vita a 23 centrali dismesse. Pietrafitta era inclusa, con l’obiettivo di attrarre soggetti privati per progetti innovativi, turistici o culturali. Nonostante protocolli d’intesa tra Regione e Comuni, nulla è decollato. Il progetto è stato abbandonato e Enel ha scelto altre strade interne, tornando a una visione strettamente energetica.

L’idrogeno verde che non è arrivato

Tra il 2022 e il 2024 si è parlato molto di idrogeno verde. Sette aziende avevano manifestato interesse, e Pietrafitta sembrava poter diventare un polo nazionale. Ma anche questa prospettiva si è scontrata con la direzione intrapresa da Enel, sempre più concentrata sullo stoccaggio energetico.

La realtà attuale è chiara: Enel sta realizzando un grande sistema di accumulo a batterie, il BES, per stabilizzare la rete elettrica. È l’unico intervento reale in corso. Tutto il resto è ancora in sospeso.

Wood For Green: “il progetto che non parte”

E poi c’è Wood For Green, uno dei pochi progetti sopravvissuti sulla carta dal programma Futur-e. Non una semplice fabbrica, ma un polo di bioeconomia circolare: pellet, recupero del calore, bioplastiche, fertilizzanti naturali. Un progetto ambizioso che non ha mai visto l’apertura dei cantieri, nonostante annunci e dichiarazioni.

Le comunità locali hanno sollevato dubbi legittimi: l’aumento del traffico pesante, la fragilità delle strade, l’impatto ambientale, la provenienza del legname, il rischio di diventare un centro di stoccaggio. Enel ha ceduto alcuni capannoni necessari, mantenendo però la proprietà del sito per i propri impianti. Il risultato è un’area ibrida: una parte privata che non parte, una parte energetica che avanza.

I lavori previsti tra fine 2024 e inizio 2025 non sono mai partiti. Il 24 febbraio a Perugia è prevista un’iniziativa dedicata proprio a questo tema. Si presenta il progetto, che ora cambia nome: Pietrafitta Innovation Hub. Parteciperanno docenti universitari, esperti di innovazione, consulenti ZES, rappresentanti istituzionali.

Le critiche di Umbria Civica alla Regione

«La Val Nestore non può più permettersi l’ennesimo giro di annunci – ha dichiarato Brilli – Non servono nuovi nomi, ma cantieri aperti. Non servono conferenze, ma decisioni».

Il coordinatore di Umbria Civica sottolinea come negli anni scorsi, quando il progetto veniva annunciato, si parlasse di una «strada giusta». «Oggi quella strada dovrebbe essere percorsa da chi governa la Regione e detiene deleghe cruciali per lo sviluppo economico, l’agricoltura, le aree interne, i parchi, il turismo – ha aggiunto Brilli – Eppure, nonostante le promesse elettorali del 2024, non si vede alcuna operatività concreta».

Dal sogno della Silicon Valley alla “valle del silicio”

«Oggi, mentre qualcuno parlava di una “Silicon Valley umbra”, ci ritroviamo invece nella più concreta “valle del silicio”» ha sottolineato Brilli, riferendosi al proliferare di impianti fotovoltaici a terra che sollevano più di una preoccupazione nel territorio.

La critica si estende anche alla natura stessa delle promesse. «Questo vuoto non è solo assenza, ma mancanza di futuro – ha spiegato – È come se gli abitanti di questa valle fossero stati trascinati in una storia dove il confine tra vero e falso si è assottigliato».

L’appello: “Basta parole, servono fatti”

«Cosa c’è davvero, oggi, oltre alle parole?» si chiede Brilli. Secondo Umbria Civica, dopo quarant’anni di promesse la Val Nestore chiede responsabilità concrete. «Non servono slogan, ma fatti – ha concluso il coordinatore – Perché dopo quarant’anni di promesse, l’unica cosa che questo territorio non può più accettare è un altro futuro annunciato e mai realizzato».

L’appuntamento del 24 febbraio dirà se questa volta le parole sapranno trasformarsi in azioni concrete, o se la Val Nestore resterà ancora nella sua dimensione di tempo sospeso, tra progetti mai realizzati e speranze sempre rimandate.

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