Sono particolarmente dolorose le polemiche sollevate dal centrodestra locale in merito a un incontro con gli studenti dedicato a Giuseppe Impastato. A dirlo sono Simone Pampanelli, segretario generale della Camera del Lavoro di Perugia, e Fabrizio Fratini, segretario generale dello Spi Cgil provincia di Perugia, che hanno replicato alle critiche.
«Riteniamo particolarmente dolorose le polemiche sollevate da esponenti del centrodestra di Passignano sul Trasimeno in merito alla presenza di un dirigente sindacale siciliano, da anni in prima linea contro la mafia, amico della famiglia di Giovanni Impastato, che insieme a Giovanni ha raccontato la propria esperienza in occasione di un incontro con gli studenti» hanno dichiarato i due segretari.
La storia dei sindacalisti uccisi dalla mafia
Pampanelli e Fratini hanno ricordato le pagine più drammatiche della lotta sindacale in Sicilia. «Tra la fine dell’Ottocento e il secondo dopoguerra – hanno spiegato – in Sicilia la mafia ha assassinato circa 70 sindacalisti, in particolare tra il 1946 e il 1948, per reprimere le lotte contadine e il movimento dei lavoratori per la riforma agraria».
I segretari delle Camere del lavoro Placido Rizzotto, Accursio Miraglia, Salvatore Carnevale e numerosi altri dirigenti sindacali hanno pagato con la vita la loro coerenza e la loro tenacia. «Per questo, nel rispetto della loro storia e delle numerose sentenze passate in giudicato, e per ricordare l’attualità della figura e del pensiero di Peppino Impastato – hanno aggiunto – abbiamo organizzato, e continueremo a organizzare, iniziative dedicate alla legalità».
La critica al “presunto pluralismo”
I due rappresentanti sindacali hanno espresso stupore per quella che definiscono una «continua volontà di dividere sindacati, forze politiche e sociali in nome di un presunto pluralismo». «In realtà – hanno sottolineato Pampanelli e Fratini – si vorrebbe usare per sterilizzare la storia e le scelte che nella storia si compiono, ovvero la parte da cui si sceglie di stare di fronte ai grandi avvenimenti».
«In fondo, non è altro che il tentativo di rendere tutto e tutti uguali – hanno proseguito i segretari – Ma non è così: c’è chi, per esempio, la Costituzione l’ha scritta e chi la vorrebbe modificare o cancellare; c’è chi la mafia l’ha combattuta e chi, fino all’ultimo, ha fatto finta che non esistesse; c’è chi per le proprie scelte ha pagato il prezzo più alto, sacrificando la vita o vedendo cadere compagni e compagne, affetti e legami».
Il valore della testimonianza
Nella parte conclusiva della replica, Pampanelli e Fratini hanno richiamato l’attenzione sul significato profondo dell’iniziativa. «Dobbiamo concentrarci su questo: sul valore della testimonianza – hanno dichiarato – Da qualunque parte provenga, occorre parlare della luna e non del dito che la indica, per non interrompere il filo della memoria».
«Dal canto nostro – hanno concluso – dalla strage di Portella della Ginestra in avanti, siamo sempre stati dalla parte della difesa della democrazia e della pace, contro le mafie, le stragi di Stato e i servizi segreti deviati».



