La Stagione 25/26 del Teatro Caporali torna a scommettere sulla danza contemporanea nel prossimo fine settimana, con uno degli appuntamenti più attesi del cartellone: Satiri, produzione della Compagnia Virgilio Sieni, con i danzatori Jari Boldrini e Maurizio Giunti e la violoncellista Naomi Berrill in scena dal vivo. Un incontro tra corpo, gesto e musica di rara intensità, che promette di lasciare il segno sul pubblico del piccolo teatro umbro.
Lo spettacolo va in scena domenica 1 marzo alle ore 18 al Teatro Caporali di Panicale. Sul palco, due corpi danzanti si muovono su un tessuto sonoro interamente costruito intorno a Johann Sebastian Bach, eseguito dal vivo al violoncello da Naomi Berrill. «Danze sulla soglia segnano lo spazio, forme di intesa ed empatia che esplodono tra dionisiaco e apollineo» — recita la presentazione dello spettacolo —, mentre lo studio del movimento «sottrae al quotidiano quelle posture che poi tornano sotto forma di un’altra lingua, non forma in movimento ma corpo che trascolora».
Gesto poetico e filosofia del satiro
Il titolo rimanda direttamente al pensiero di Friedrich Nietzsche e Giorgio Colli. Nelle note di regia, Virgilio Sieni spiega il senso profondo dell’opera: «Il Satiro, come ci dice Nietzsche ne La nascita della Tragedia (1872) e per richiamo sapienziale Giorgio Colli ne La nascita della filosofia (1975), potrebbe essere colui che getta lo sguardo nell’abisso dicendo sì alla vita: non la notte ma la sua primavera».
Il coreografo descrive un lavoro in cui il gesto non è mai solo forma, ma diventa quasi una disciplina interiore: «Può darsi che siamo stati raggiunti dall’insegnamento del gesto che irrorandosi con lentezza nel corpo lo forgia senza mai appropriarsene». I due interpreti, Boldrini e Giunti, portano in scena questa tensione con una danza costruita su simmetrie e differenze: «contagiati dall’interno, investiti dalla contemplazione rivolta al gesto simile, adiacente, simmetrico».
Intesa tra i corpi e tattilità spaziale
La coreografia lavora su un concetto insolito: i dermatoglifi, le impronte digitali, come metafora di identità e somiglianza. «Una danza per dermatoglifi che tracciano l’aria e una sintassi che sembra riferirsi all’embrione del gesto che incontra il suo simile riconoscendolo diverso e amico» — scrive Sieni —, in un dialogo fisico dove i due danzatori «pescano dal fondo del gesto per inscrivere forme d’intesa e di empatia che si aprono a una disposizione musicale».
Il risultato è uno spettacolo che non separa mai il corpo dalla musica e il movimento dal pensiero. «Le danze segnano lo spazio della materia inebriante che parla con il corpo — ha aggiunto Sieni —. Il mondo quotidiano qui prende il largo e si separa dal gesto enigmatico che esplode tra il dionisiaco e l’apollineo».
La danza come laboratorio della vita
Sieni conclude le sue note con una riflessione che inquadra Satiri come molto più di un semplice spettacolo: «Ancora una volta la danza si presta a laboratorio della vita, affronta azioni disperate, titaniche, si pone sulla soglia con atteggiamento vigile, mantico, divinatorio. Ma è essa stessa scienza dello stare, specchio di risonanze e richiami cognitivi».
L’appuntamento del 1 marzo si inserisce nella stagione organizzata in collaborazione con il Teatro Stabile dell’Umbria, che ha costruito per Panicale un cartellone capace di alternare classici della drammaturgia e proposte di ricerca. La danza di Sieni rappresenta uno dei momenti più sperimentali dell’intero programma, in un teatro che, con la sua capienza raccolta, esalta la dimensione intima del gesto e l’ascolto dal vivo del violoncello.



