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giovedì 14 Maggio 2026
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“L’assaggiatrice di Hitler” chiude la stagione del Teatro Mengoni

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Prima Pagina - AdnKronos

Il sipario sulla Stagione 25/26 del Teatro Mengoni sta per calare su uno degli spettacoli più attesi e coraggiosi del calendario teatrale regionale. Questo fine settimana il palco magionese ospiterà «L’assaggiatrice di Hitler», regia e drammaturgia di Sandro Mabellini, liberamente tratto da «Le assaggiatrici» di Rosella Postorino – romanzo che ha conquistato il Premio Campiello 2018 e il Prix Jean-Monnet 2019.

La storia prende avvio nell’inverno del 1943, quando Rosa Sauer – una ventiseienne rimasta sola dopo la partenza del marito Gregor per il fronte russo – si rifugia dai suoceri a Gross Partsch, villaggio della Prussia orientale situato nei pressi della Wolfsschanze, la «Tana del Lupo», quartier generale segreto di Adolf Hitler nascosto nella foresta. Rosa è un personaggio di finzione, ma il suo destino si ispira a quello di Margot Wölk, donna realmente esistita che solo poco prima di morire rivelò di aver lavorato da giovane come assaggiatrice del Führer.

Su segnalazione delle autorità locali, Rosa viene forzosamente reclutata insieme ad altre nove giovani donne: il loro compito è assaggiare tre pasti al giorno per sventare un eventuale tentativo di avvelenamento, mettendo a rischio la propria vita. Attraverso questa premessa, lo spettacolo affronta una domanda universale e scomoda sulla possibilità di scivolare nella colpa senza averla scelta, cedendo al Male per puro istinto di sopravvivenza. «Da tempo mi trovavo in posti in cui non volevo stare, e accondiscendevo e non mi ribellavo; continuavo a sopravvivere ogni volta che qualcuno mi veniva portato via» – dice Rosa, voce e coscienza di un’intera generazione travolta dalla storia.

L’appuntamento al Teatro Mengoni è fissato per domenica 12 aprile, con inizio alle ore 21. Tra le assaggiatrici si intrecciano rapporti di amicizia e rivalità, fino all’arrivo in caserma – nella primavera del ’44 – del comandante Albert Ziegler, che instaura un clima di terrore. Tra lui e Rosa nasce una relazione ambigua, erotica o forse sentimentale, che diventa una forma primordiale di resistenza alla deumanizzazione che il nazismo infligge non solo alle assaggiatrici-cavie, ma anche ai funzionari delle SS, loro stessi carnefici intrappolati nello stesso ingranaggio.

Il tema della sopravvivenza come condanna ritorna nella battuta più lacerante di Rosa: «La capacità di adattamento è la maggiore risorsa dell’essere umano, ma più mi adattavo e meno mi sentivo umana». È attorno a questa tensione irrisolvibile che Mabellini costruisce tutta la sua drammaturgia, facendo del nazismo la metafora più estrema – e più reale – della condizione umana.

La sfida registica è altrettanto audace: sul palco, soltanto due attrici – Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani – interpretano, evocandoli, tutti i personaggi della storia. Lo spettacolo propone una sorta di film in assenza di cinema, intrecciando drammaturgia del suono e della luce, corpo e voce delle attrici e musiche originali di Francesco Giorgi eseguite dal vivo dalla fisarmonica di Marlene Fuochi. Il pubblico è chiamato a partecipare attivamente, riempiendo con l’immaginazione gli spazi che la scena volutamente lascia vuoti.

Con questo appuntamento il Teatro Mengoni chiude ufficialmente la Stagione 25/26, confermando la propria vocazione a proporre produzioni di alto profilo artistico e civile. Lo spettacolo, produzione del Teatro Popolare d’Arte, rappresenta un epilogo degno per una stagione che ha saputo coniugare intrattenimento e riflessione, lasciando aperta l’attesa per i programmi a venire.

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