Castiglione del Lago è uno dei sei Comuni umbri con più di 10mila abitanti in cui le imprese riescono, in media, a superare la soglia del 10% di Ebitda margin: un risultato che, secondo l’analisi della Camera di Commercio dell’Umbria sui bilanci 2024 delle società di capitali, colloca il territorio del Trasimeno tra le aree economicamente più solide e più attrezzate per affrontare investimenti e crescita.
Il Trasimeno nella graduatoria regionale
Con un Ebitda margin dell’11,7%, Castiglione del Lago si posiziona al quinto posto nell’intera classifica regionale dei Comuni sopra i 10mila abitanti, subito dopo Amelia (11,9%) e prima di Assisi (11,4%). Il dato misura quanto resta alle imprese dopo aver sostenuto i costi intermedi e il costo del personale, prima di pagare imposte, interessi, svalutazioni e ammortamenti: è, in sostanza, la quota del valore della produzione che diventa disponibile per investire, assumere e reggere le crisi.
Più distante dalla soglia di solidità si colloca invece Magione, altro Comune dell’area del Trasimeno con più di 10mila abitanti, che registra un Ebitda margin del 5,9%: un valore che segnala imprese attive nei volumi, ma con margini più compressi rispetto alla media regionale.
Cosa significa superare il 10%
Secondo la letteratura economica di riferimento, la soglia del 10% è il livello oltre il quale un sistema produttivo mostra, in media, imprese più capaci di autofinanziarsi, più credibili verso il sistema bancario e più forti nel fronteggiare rallentamenti. «Dove il margine cresce, cresce anche la possibilità di guardare avanti con più forza» – ha dichiarato Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria. Castiglione del Lago rientra in questa fascia, confermando una vitalità economica che i dati sulla densità imprenditoriale avevano già segnalato: con 10,4 imprese attive ogni 100 abitanti, il Comune è secondo in Umbria solo a Todi tra i centri sopra i 10mila residenti.
La graduatoria umbra completa
In cima alla classifica regionale si trovano San Giustino, con il valore più alto (19,9%), seguito da Gubbio (16,1%), Marsciano (12,2%), Amelia (11,9%), Castiglione del Lago (11,7%) e Assisi (11,4%). Foligno si colloca esattamente sulla soglia del 10%. Seguono Umbertide (9,2%), Corciano (8,8%), Orvieto (8,6%), Bastia Umbra (8,3%) e Todi (8%).
Più distanti dal livello di riferimento risultano Perugia (6,7%), Spoleto (6,3%), Terni (6%), Magione (5,9%), Città di Castello (4,1%) e Gualdo Tadino (2,1%). La Camera di Commercio precisa che un valore sotto la soglia non equivale a una bocciatura del tessuto produttivo, ma indica una maggiore compressione media dei margini: le imprese lavorano e vendono, ma una quota più ampia del valore generato viene assorbita dai costi.
Il quadro regionale
L’Ebitda margin medio dell’Umbria si attesta all’8%, sotto la soglia del 10% e sotto la media italiana del 9,1%. Rispetto al 2019, ultimo anno prima della pandemia, si registra un miglioramento — allora il dato umbro era al 7,5% — ma il divario con il resto del Paese rimane. A livello provinciale, Perugia mostra un margine medio dell’8,2%, superiore a quello di Terni, ferma al 7,4%. Le società di capitali, pur rappresentando il 29% del totale delle imprese umbre, concentrano circa il 75% del fatturato complessivo del sistema produttivo regionale.
«La Camera di Commercio dell’Umbria è impegnata proprio su questo terreno: aiutare il sistema produttivo a fare un salto di qualità, accompagnando le imprese nella transizione digitale ed ecologica, nella modernizzazione dei processi, nell’accesso a competenze nuove e nella costruzione di modelli più solidi» – ha aggiunto Mencaroni. L’analisi è contenuta nell’approfondimento territoriale sui bilanci depositati nel 2025 e relativi all’esercizio 2024, seguito al rapporto congiunturale annuale presentato il 6 marzo scorso.



