Dopo la maxi-squalifica seguita alla semifinale playout tra Piegaro e Sangemini, l’allenatore del Piegaro Leonardo Calzoni interviene pubblicamente, chiede scusa per il finale di gara ma respinge la versione riportata nel referto arbitrale, annunciando ricorso.
Le scuse pubbliche
Calzoni ha aperto la propria nota con un’ammissione di responsabilità per il clima nel finale di gara: «Preliminarmente mi voglio doverosamente e sinceramente scusare per quanto accaduto nel finale della partita di domenica, personalmente e a nome della squadra che alleno».
Contestazione del referto
L’allenatore ha però contestato in modo netto la ricostruzione ufficiale. «Non posso accettare una ricostruzione dei fatti così come refertata dall’arbitro, in palese e clamorosa distonia con le immagini video della partita, facilmente accessibili a chiunque», ha dichiarato. Secondo Calzoni, i filmati smentirebbero quanto riportato.
La versione del tecnico
Nel dettaglio, Calzoni ha negato qualsiasi comportamento violento: «Le immagini dimostrano chiaramente che non ho colpito alcun giocatore avversario con pugni alla testa o al volto, né tantomeno che un calciatore sia stato trasportato in ospedale a causa della mia condotta». Il tecnico ha definito la gestione dell’episodio «superficiale e disattenta» e ha parlato di un referto «totalmente errato», evidenziando anche un danno d’immagine.
Il contesto disciplinare
I fatti risalgono alla gara del 10 maggio, sospesa al 94’ dall’arbitro per una rissa tra le due squadre, come riportato dal giudice sportivo della Federcalcio umbra. Secondo il referto, il match è stato poi assegnato a tavolino al Sangemini per 0-3. Nel provvedimento disciplinare, al Piegaro sono state attribuite le responsabilità principali dell’accaduto. Sempre secondo il giudice sportivo, Calzoni sarebbe stato squalificato fino al 31 dicembre perché «colpiva un giocatore con pugni alla testa e al volto; a seguito dei colpi, il giocatore veniva condotto in ospedale».
Il percorso e la difesa
Nel suo intervento, Calzoni ha richiamato la propria esperienza: «Sono nel mondo del calcio da una vita, prima come giocatore e da oltre 32 anni come allenatore. Ho sempre svolto questo ruolo con passione, professionalità e correttezza». Ha ammesso di essersi lasciato coinvolgere dalla tensione, ma ha escluso condotte violente: «Domenica, al termine di una stagione sofferta e intensa, per qualche attimo mi sono fatto travolgere dalla situazione concitata, ma mai avrei potuto assumere i comportamenti grevi e violenti descritti nel referto».
Ricorso e possibili azioni
L’allenatore ha annunciato il ricorso: «La lunga e ingiusta squalifica sarà inevitabilmente oggetto di ricorso presso gli organi federali competenti». Ha inoltre aggiunto: «Mi riservo, dopo essermi consultato con il mio legale, di agire nelle sedi giudiziarie competenti per tutelare la mia professionalità e la mia immagine».



