Un Parco archeologico sul Monte Petrarvella è l’ipotesi che prende forma a Panicale dopo gli esiti delle campagne di scavo avviate nel 2024, con nuovi ritrovamenti che delineano un insediamento medievale e una necropoli. Il Comune ha promosso un open day per coinvolgere istituzioni e associazioni in un percorso di valorizzazione dell’area.
Scavi e direzione scientifica
Le indagini sono condotte sotto la direzione scientifica del professor Andrea Polcaro, del Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi di Perugia, con il sostegno del Comune. La missione archeologica opera su concessione del Ministero della Cultura rilasciata al Comune di Panicale e sotto il controllo della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria, che collabora anche alle attività di valorizzazione e comunicazione.
Terza campagna conclusa
La terza campagna di scavi si è conclusa a fine maggio 2026, dopo essere iniziata a metà maggio. Le attività hanno visto la partecipazione di studenti e studentesse dei corsi di laurea in Beni culturali, Archeologia e Storia dell’arte, anche nell’ambito del laboratorio didattico Dedalo.
Necropoli e sepolture
Nel corso dell’ultima fase sono state individuate almeno quattro sepolture “anomale” di epoca medievale, databili tra il XII e il XIV secolo sulla base dei materiali ceramici rinvenuti. Le tombe, scavate nella roccia e collegate a un edificio individuato in fondazione sulla cima del monte, presentano caratteristiche particolari: in due casi, disposte lungo l’asse est-ovest, risultano riaperte dopo l’inumazione con separazione tra parte superiore e inferiore dei corpi. In una tomba è stata rinvenuta una calotta cranica collocata sui piedi dell’inumato.
Un’altra deposizione riguarda la parte superiore di un corpo privo della testa, ritrovata come sepoltura secondaria sotto il pavimento della struttura medievale. L’ultima sepoltura, di forma circolare, contiene un cranio adulto, alcune ossa lunghe e quattro piccoli crani disposti in semicerchio, compatibili con individui molto giovani. Secondo i ricercatori, questi elementi potrebbero indicare condizioni particolari degli individui in vita o eventi traumatici legati alla loro morte.
Ipotesi sull’insediamento
Le evidenze archeologiche e i dati filologici suggeriscono che le rovine individuate possano appartenere a un antico insediamento. Diversi toponimi presenti nelle fonti, come il “castrum di Petra Albella” dell’XI secolo e i successivi Castel Vecchio o Panicale Vecchio, descritti come già abbandonati tra XV e XVI secolo, potrebbero essere collegati al sito emerso sul Monte Petrarvella.
Open day e prospettive
Nei giorni scorsi, a seguito delle scoperte, il Comune ha organizzato un open day per presentare i risultati e avviare un confronto sul futuro dell’area. «Tali scoperte – hanno dichiarato il sindaco di Panicale Giulio Cherubini e l’assessora alla cultura Elena Sepiacci – ci indicano che con molta probabilità in questo luogo vanno fatti risalire i primi insediamenti di Panicale e che qui risiedano le nostre stesse radici. Quanto ci riferiscono i ricercatori potrebbe far riscrivere la storia del nostro territorio ed aprire fattivamente la strada ad un progetto di Parco Archeologico, inserito in un contesto paesaggistico di notevole interesse e già meta di itinerari per camminatori. Un progetto che auspichiamo sia di interesse per il maggior numero possibile di soggetti».










