Una scritta inneggiante ai brigatisti Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce è apparsa sul muro di una cappella nel cimitero di Tuoro sul Trasimeno, in provincia di Perugia. Le frasi “Mario e Desdemona compagni” e “Poliziotti infami” sono state tracciate con un pennarello nero e scoperte da un cittadino il 30 maggio. I carabinieri stanno indagando per risalire agli autori e chiarire eventuali collegamenti con i due esponenti delle nuove Brigate Rosse.
Tuoro è il centro dove viveva Emanuele Petri, il sovrintendente della polizia ucciso il 2 marzo 2003, a 48 anni, durante un controllo su un treno interregionale Roma-Firenze. In quell’operazione Galesi morì nel conflitto a fuoco e Lioce venne arrestata. Petri è sepolto in un altro cimitero del paese.
«Sono tornata indietro di 23 anni», ha detto la vedova Alma Petri. «È un fatto inquietante — ha aggiunto —, come se il tempo non fosse mai passato. Che rende ancora più forte il dolore mai sopito».
La sindaca Maria Elena Minciaroni parla di gesto inaccettabile e di attacco alla memoria di Petri e ai servitori dello Stato. La comunità, sottolinea, è compatta e vicina alla famiglia. Dura la condanna anche della Regione Umbria: la presidente Stefania Proietti e la Giunta definiscono l’episodio un gesto inqualificabile che riapre una ferita a 23 anni di distanza. Sdegno anche dal sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco, che parla di «rabbia e amarezza» e definisce inaccettabile qualsiasi nostalgia verso chi ha ucciso Petri.
Condanna arriva inoltre dalla Lega Trasimeno, che parla di offesa alla memoria del sovrintendente, e da Fratelli d’Italia, che definisce l’episodio grave e inquietante, chiedendo di individuare rapidamente i responsabili. Le indagini sono in corso.



