Silvana Gradi, 97 anni, ex residente di un condominio di Passignano sul Trasimeno, ha scritto una lettera aperta all’amministratore di condominio per chiedere che vengano effettuate le verifiche tecniche necessarie a risolvere le infiltrazioni d’acqua che, secondo la donna, avrebbero danneggiato il suo appartamento, dove desidera poter tornare.
Chi è Silvana Gradi
Fino a circa due anni fa, Gradi viveva al terzo piano di un condominio a Passignano sul Trasimeno. Una frattura del femore ha cambiato la sua quotidianità: da allora cammina con difficoltà, aiutata da un deambulatore e, quando necessario, da una sedia a rotelle. Non avendo figli, è seguita dai nipoti e vive oggi in una struttura vicino a Pisa. La lettera è datata 6 settembre 2026 e firmata a Lari, in provincia di Pisa. «Ho deciso di scrivere personalmente questa lettera, perché sono ancora perfettamente lucida, e nonostante l’età e le difficoltà fisiche, ritengo di avere il diritto e la dignità di far sentire la mia voce», ha spiegato Gradi.
Il suo appartamento di Passignano custodisce ancora fotografie, libri, mobili e oggetti a cui la donna è affezionata: desidera poter tornare, quando le condizioni lo permettono, anche solo per qualche ora, per rivedere tutto in ordine.
Le infiltrazioni e gli interventi mancati
Le infiltrazioni d’acqua si sarebbero verificate sia nel periodo in cui Gradi viveva ancora nell’appartamento, sia durante la sua assenza successiva, e sarebbero riconducibili, secondo quanto denunciato dalla donna, alla proprietà sovrastante, di cui lo stesso amministratore sarebbe proprietario. I danni avrebbero interessato gli ambienti sottostanti. Alcuni interventi sarebbero già stati effettuati, sempre secondo il racconto di Gradi, ottenuti non senza difficoltà, ma il problema non risulterebbe ancora risolto. Per individuarne la causa e porvi rimedio servirebbero, scrive la donna, sopralluoghi, verifiche tecniche e la collaborazione dell’amministratore.
Tentativi di contatto senza risposta
Gradi e la sua famiglia cercherebbero da tempo questa collaborazione, senza ottenere finora un riscontro concreto e risolutivo. I nipoti avrebbero tentato ripetutamente di contattare l’amministratore, ma le comunicazioni sarebbero rimaste spesso senza risposta e gli appuntamenti sarebbero stati rinviati. Da ultimo, a una nipote sarebbe stato riferito che l’amministratore non avrebbe tempo di occuparsi della questione prima della fine di settembre.
Nella lettera, Gradi osserva che due mesi possono sembrare poca cosa a chi pensa di avere ancora molto tempo davanti, ma assumono un valore diverso a 97 anni. «Quanto vale, per lei, il tempo di una donna della mia età?», ha rimarcato la donna. «Le chiedo rispetto e la disponibilità necessaria affinché siano effettuate tempestivamente tutte le verifiche tecniche indispensabili per individuare ed eliminare la causa delle infiltrazioni», ha precisato Gradi. La donna ha aggiunto di non chiedere «un favore» né di cercare «compassione», né di pretendere «privilegi».
Una domanda sulla dignità degli anziani
Gradi collega la propria vicenda a una questione più ampia, che riguarda il modo in cui la società tratta le persone anziane quando diventano fragili. Nella lettera si chiede se restino persone da ascoltare oppure se, proprio a causa delle difficoltà a muoversi, diventino «la persona che può aspettare». La donna chiede infine all’amministratore di indicare quando saranno effettuate le verifiche necessarie e quando potrà tornare nella sua casa, non fra due mesi ma entro tempi ragionevoli e rispettosi della sua situazione. «Le chiedo soltanto di non sprecare quello che mi rimane», ha concluso Gradi.




