Giorgio Marchesi e Simonetta Solder portano in scena «L’Amante» di Harold Pinter, per la regia di Veronica Cruciani, al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto e al Teatro Mengoni di Magione, dove lo spettacolo inaugura la Stagione.
Due appuntamenti in calendario
Lo spettacolo va in scena sabato 7 novembre 2026 alle 20.45 al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto. Domenica 8 novembre 2026 alle 21 è la volta del Teatro Mengoni di Magione, per l’apertura di Stagione.
Un matrimonio fondato sul rituale
Protagonisti sono Sarah e Richard, una coppia borghese che mantiene vivo il matrimonio attraverso un rituale ambiguo: ogni pomeriggio lei riceve la visita del suo amante, con la tacita approvazione del marito. Restano aperte due domande: chi sia davvero l’amante e fino a che punto il gioco possa restare sotto controllo.
Il testo mette in scena un rapporto di coppia fondato sull’ambiguità, sul potere della parola e sul sottile equilibrio tra controllo e perdita. L’intimità diventa terreno di negoziazione e il linguaggio si trasforma in strumento di seduzione e di minaccia.
Luci, ombre e musiche d’epoca
Sul palco Marchesi e Solder, coppia anche nella vita, danno corpo al duello emotivo e psicologico. Lo spazio scenico è dominato da due finestre con veneziane, usate come dispositivo luminoso più che realistico. La luce crea una gabbia visiva in cui l’esterno, evocato ma irreale, è solo abbagliamento o buio totale.
Il linguaggio scenico si oscura progressivamente e assume tratti noir, tra geometrie oppressive, ombre nette e luci radenti. Le musiche d’epoca, contaminate da suoni dissonanti, accompagnano la chiusura sempre più coercitiva del gioco.
Le note di regia
La regia di Cruciani accompagna il testo di Pinter, esaltandone i silenzi, le tensioni sotterranee e i continui slittamenti di senso. Ne risulta, secondo la presentazione dello spettacolo, un lavoro intenso e ironico, che interroga il pubblico sul desiderio, sull’abitudine e sulle maschere delle relazioni più intime.
«L’atmosfera iniziale richiama quella di una sit-com: una sigla riconoscibile, tempi comici esatti, un ritmo che sembra già scritto. Sarah e Richard si muovono all’interno di questo formato come dentro un gioco codificato», spiega la regista Veronica Cruciani. Il bianco e nero, aggiunge, «non è un semplice effetto estetico, ma una griglia che contiene e neutralizza ciò che potrebbe incrinare l’equilibrio».
«All’interno di questo rituale, il linguaggio diventa il vero terreno di scontro. Le parole non sono mai strumenti di chiarimento o di avvicinamento, ma atti di potere» – sottolinea Cruciani – «È nella caduta del dispositivo, più che nella sua costruzione, che lo spettacolo rivela la propria verità e interroga la nostra relazione contemporanea con i ruoli, le narrazioni e i desideri che continuiamo a mettere in scena, spesso senza accorgercene.»








