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giovedì 10 Settembre 2026
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Festival Corrispondenze 2026, 12mila presenze a Monte del Lago

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Prima Pagina - AdnKronos

Si è chiusa con oltre dodicimila presenze e il tutto esaurito a ogni appuntamento serale e preserale la quindicesima edizione del Festival delle Corrispondenze, la rassegna culturale che ha animato Monte del Lago, frazione di Magione, con un programma dedicato al confine tra vero, falso e finto.

Un percorso tra anteprime e chiusura

Il Festival si è svolto dal primo al 6 settembre 2026 a Monte del Lago, preceduto da tre anteprime tenutesi tra Perugia e Castel Rigone. Il tema scelto per questa edizione, “Vero. Falso. Finto. Le storie che diventano Storia”, ha attraversato l’intero programma, portando il pubblico a interrogarsi sul confine tra realtà e narrazione, tra informazione e manipolazione, tra memoria e costruzione del racconto collettivo.

Il commento del sindaco

«Si è chiusa un’edizione straordinaria del Festival delle Corrispondenze – ha commentato Massimo Lagetti, sindaco di Magione – un successo che è andato anche oltre le nostre migliori aspettative, un successo che certifica la qualità del Festival come appuntamento culturale estivo di rilievo nazionale. Per noi è motivo di profondo orgoglio che ci dà la spinta a continuare a crescere».

La qualità del pubblico secondo Ruggeri

Il vicesindaco di Magione, Vanni Ruggeri, ha collegato il bilancio della manifestazione non soltanto ai numeri, ma alla natura della partecipazione: «Il bilancio di questa quindicesima edizione non si misura soltanto nel numero delle presenze, nel tutto esaurito registrato a ogni appuntamento serale, nella crescita costante che ci accompagna ormai da anni: si misura, prima e più ancora, nella qualità di un pubblico che è venuto a Monte del Lago non per assistere, ma per partecipare» – ha dichiarato Ruggeri. «Un pubblico numeroso, certo, ma soprattutto attento, consapevole, coinvolto, appassionato alle grandi questioni del presente che sono state al centro del programma: le guerre, l’informazione, l’intelligenza artificiale, le narrazioni e la manipolazione del linguaggio».

Il vicesindaco ha spiegato anche la logica seguita nella selezione degli ospiti: «Abbiamo scelto ospiti che non venissero a ripetere ciò che già dicono altrove – ha proseguito Ruggeri – chiedendo loro di misurarsi senza sconti e senza semplificazioni con un tema, il confine tra vero, falso e finto, che li obbligava a spostarsi di un passo dal loro campo: storici che hanno parlato di finzione, scrittori che hanno parlato di verità, giornalisti che hanno parlato di memoria. Il risultato è stato un programma in cui le discipline hanno smesso di essere recinti e sono tornate a essere ciò che dovrebbero: punti di vista su una stessa domanda».

Ruggeri ha definito il Festival una comunità che si rinnova ogni anno: «Da quindici anni il Festival delle Corrispondenze non è un cartellone che si esaurisce nella sua settimana – ha concluso il vicesindaco – è una comunità che si ritrova, capace di generare nuove pratiche, legami e significati condivisi. Lo dico senza retorica, con la concretezza di chi ha visto le stesse persone tornare, portare altri, riconoscersi». Ruggeri ha aggiunto che «la sfida è custodire un’identità che il pubblico ci ha riconosciuto, e continuare a meritarla».

La visione del direttore artistico

Il direttore artistico del Festival, Massimo Arcangeli, ha sottolineato l’approccio ampio dato al concetto che dà il nome alla rassegna: «La manifestazione, già proiettata su uno scenario che amplierà e affinerà ulteriormente il suo sguardo nella prossima edizione, ha riconfermato il suo punto di forza in un’interpretazione la più larga possibile del concetto di “corrispondenza” – ha spiegato Arcangeli – un ponte gettato tra le idee, e le persone che le rappresentano o le incarnano, per attraversare il fossato dell’odio, della violenza verbale e della cieca polarizzazione tra opposte fazioni».

Gli ospiti dell’edizione 2026

Tra i protagonisti degli incontri figurano Carlo Lucarelli, Marco Travaglio, Lucio Caracciolo, Barbara Tamborini, Giovanni Minoli (insignito del primo Premio Corrispondenze per la divulgazione), Gino Castaldo, Paolo Crepet, Giorgio Caravale, Melania G. Mazzucco, Claudio Cerasa (Premio Corrispondenze per il Giornalismo), Roberto Mercadini, Alessandro Aresu, Filippo Ceccarelli, Michela Ponzani, Telmo Pievani, Anna Foa, Cathy La Torre, Giacomo Panozzo, Antonio Caprarica, Andrea Colamedici, Maura Gancitano, Luciano Taborchi, Tommaso Cerno, Beppe Severgnini, Simona Ruffino, Edoardo Prati, Ottavia Piccolo, Lucio Biasori, Gian Paolo Romagnani, Mario Portanova, Giorgio Marchesi, Simonetta Solder, Aldo Grasso (insignito del Premio speciale Corrispondenze alla Carriera) e Andrea Scanzi.

Il Premio Uniti nell’arte

Il Premio Uniti nell’arte, riconoscimento nato per ricordare l’unione tra i coniugi Aganoor-Pompilj, segnata da una grande intesa intellettuale che portò entrambi a successi letterari e politici, è stato consegnato alla coppia composta dagli attori Giorgio Marchesi e Simonetta Solder.

Una piazza aperta al confronto

Più che una semplice successione di incontri, il Festival ha costruito una piazza aperta al confronto, nella quale punti di vista, competenze e linguaggi diversi si sono alternati e incrociati per interrogare il presente. Sui palchi delle Corrispondenze si è parlato di storia e memoria, informazione e potere, guerre e nuovi equilibri geopolitici, tecnologia e intelligenza artificiale, linguaggio e manipolazione, identità e diritti, oltre che di letteratura, teatro, musica e divulgazione.

Il Premio Aganoor Pompilj, 28esima edizione

Il volume vincitore della prima sezione del Premio Aganoor Pompilj è “Primo Levi. Il carteggio con Heinz Riedt” (Einaudi), curato da Martina Mengoni. Il riconoscimento è stato assegnato dalla giuria composta da Maurizio Tarantino (presidente onorario), Adriana Chemello (presidente, Università degli Studi di Padova), Isabella Nardi (Università degli Studi di Perugia), Mario Squadroni (Università degli Studi di Perugia), Massimiliano Tortora (Università degli Studi di Torino) e Fabrizio Scrivano (Università degli Studi di Perugia), con la seguente motivazione: «Il carteggio ha una peculiarità che lo rende unico: è la storia del rapporto tra uno scrittore e il suo traduttore. Un rapporto professionale che diventa via via rapporto amicale, con una intensità umana supportata da una condivisione di valori e di ideali. In questo dialogo a distanza, pur con la discrezione e il riserbo che lo contraddistingue, si percepisce la solitudine intellettuale di due uomini di cultura di fronte ad eventi politici che hanno segnato la storia dell’Europa del secolo scorso. […] Così le lettere diventano anche la storia di un’amicizia, di un’amichevole ammirazione e riconoscimento reciproco».

Per la seconda sezione del Premio, riservata a componimenti inediti sotto forma di lettera, è stato premiato Luca Battisti con la lettera “Lettera a Doulea”. Al secondo posto si è classificato Giovanni Galli con “La casa dove il sì non arrivò”, al terzo Giosuè Banconi con “L’incertezza”. La giuria di questa sezione era composta da Viviana Picchiarelli (presidente, scrittrice), Marilina Giaquinta (scrittrice), Fabio Versiglioni (Futura edizioni), Giuliana Zagra (bibliotecaria), Brunella Bassetti (curatrice eventi culturali) e Carlo Guerrini (critico).

Nella sezione speciale dedicata ai giovani, il premio è andato ad Aurora Papalini con la lettera “A te nonna”. Sono state assegnate menzioni alle lettere “Silenzio” di Noub Abchi, “Ma è davvero così semplice” di Martina Barzi e “Ho pensato a te” di Riccardo Ciccia, valutate dalla giuria composta da Fabiana Mercantini, Federica Volpi e Stefania Quaglia.

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