Tornata al suo antico splendore e nuovamente fruibile dai fedeli la Chiesa di S. Antonio Abate di Tuoro, la più antica del comune, restituita alla comunità grazie a un intervento di restauro promosso da un privato.
Chiusa da oltre venti anni
Edificata intorno al 1458, la chiesa era stata utilizzata fino al Duemila dopo un modesto intervento di ristrutturazione avvenuto negli anni Novanta, per poi essere chiusa per motivi di sicurezza a causa del grave degrado della copertura, delle murature e degli intonaci.
Il restauro promosso da un privato
La chiesa è tornata a spalancare le sue porte grazie a un importante intervento di restauro strutturale e conservativo, che le ha restituito stabilità e valore storico, artistico e religioso. L’intervento di recupero è stato reso possibile dall’iniziativa di un privato, Antonio Mazzoni, che dopo aver acquistato l’immobile si è fatto carico del restauro e della sua restituzione alla popolazione locale.
La cerimonia di riapertura
La cerimonia di riapertura al culto è avvenuta sabato scorso alla presenza della sindaca di Tuoro Maria Elena Minciaroni e di Sandro Pasquali, intervenuto in rappresentanza della Provincia di Perugia e del Comune di Passignano.
Una storia di coraggio
«E’ questa una storia fatta di coraggio: un privato ha dimostrato di voler agire nell’interesse di una comunità. Grazie a questo progetto la Chiesa è tornata a vivere e ad essere aperta alla comunità» – ha commentato la sindaca Maria Elena Minciaroni.
Un ponte tra due comunità
«E’ una chiesa che sorge lungo una strada che unisce due comunità» – ha fatto presente Sandro Pasquali – «Un grande messaggio di come bisognerebbe vivere questo luoghi. Questi gesti, più frequenti di quanto si pensi, vanno stimolati sempre più da parte degli Enti. Un progetto così diventa un bel messaggio per tutti e per il futuro. Perché in futuro bisognerà vivere più uniti di oggi. Dobbiamo camminare insieme».
Un riferimento identitario
«La Chiesa di S. Antonio costituisce un importante riferimento identitario per la popolazione, oltre che un bene architettonico di valore che contribuisce alla conservazione della memoria storica del territorio» – spiega la famiglia Mazzoni.



