La Filcams Cgil di Perugia ha proclamato lo stato di agitazione delle lavoratrici impegnate nel servizio di pulizia degli immobili del Comune di Magione, dopo che il confronto con la società Multiservice non ha permesso di risolvere le criticità legate al cambio di appalto.
Il passaggio di appalto del 1° marzo
Il cambio di gestione è avvenuto il 1° marzo, quando il servizio, precedentemente affidato a una cooperativa sociale, è passato a Multiservice. Il Comune di Magione ha aderito alla convenzione quadro regionale gestita da PuntoZero, determinando così il passaggio alla nuova impresa. Le lavoratrici impiegate nel servizio, tuttavia, non sono cambiate.
Anzianità di servizio e diritti
Secondo la Filcams Cgil, alcune delle lavoratrici coinvolte prestano servizio nelle pulizie degli immobili comunali dalla fine degli anni Novanta e hanno attraversato negli anni diversi affidamenti e cambi di gestione, continuando a garantire quotidianamente lo stesso servizio. Con il passaggio a Multiservice il 1° marzo, pur continuando a svolgere lo stesso lavoro negli stessi luoghi, si sarebbe determinato un peggioramento delle loro condizioni economiche, secondo quanto sostenuto dal sindacato.
Il confronto con azienda e Comune
La Filcams Cgil ha aperto un confronto con l’azienda e ha successivamente coinvolto anche il Comune di Magione. «Nonostante gli incontri, le verifiche effettuate e gli impegni assunti per individuare una soluzione, a oggi il problema non è stato risolto» ha fatto sapere il sindacato, aggiungendo che la situazione risulterebbe «ancora meno accettabile se si considera l’attenzione che negli ultimi anni il legislatore e la contrattazione collettiva hanno dedicato proprio alla tutela del lavoro negli appalti».
Le tutele previste dal Codice appalti
Il nuovo Codice dei contratti pubblici, secondo la Filcams, ha rafforzato il ruolo delle clausole sociali, mentre la contrattazione collettiva sottoscritta dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative prevede strumenti specifici per tutelare lavoratrici e lavoratori nei cambi di gestione. «L’obiettivo è chiaro: evitare che la competizione tra imprese e l’avvicendamento negli appalti vengano scaricati sulle condizioni di chi lavora. Eppure situazioni come quella di Magione continuano a verificarsi. E questo non è più accettabile» ha sottolineato il sindacato.
La richiesta della Filcams
«Non possiamo avere clausole sociali sempre più avanzate sulla carta e, contemporaneamente, lavoratrici che dopo quasi trent’anni nello stesso servizio devono ancora preoccuparsi, a ogni cambio di impresa, di cosa accadrà al proprio salario e alle condizioni maturate nel tempo» ha rimarcato la Filcams. «Le lavoratrici non decidono le gare, non scelgono le convenzioni e non stabiliscono quale impresa debba subentrare. Non possono essere loro a pagare il prezzo di queste scelte» ha aggiunto il sindacato, secondo cui «il lavoro in appalto non può essere un lavoro di serie B». «La continuità occupazionale non può limitarsi alla semplice conservazione del posto di lavoro: deve tradursi nella tutela concreta delle condizioni economiche e normative. Dietro ogni appalto ci sono persone, famiglie, professionalità e decenni di lavoro. Cambiare il nome dell’impresa sulla busta paga non può significare ripartire ogni volta da zero» ha concluso la Filcams.
Prossimi passi del sindacato
La Filcams Cgil di Perugia continuerà «a mettere in campo tutte le iniziative necessarie affinché alle lavoratrici venga riconosciuto ciò che chiedono da mesi: rispetto per il loro lavoro e piena tutela delle condizioni economiche».



