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domenica 14 Aprile 2024
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Città della Pieve, scoppia la polemica per la riapertura del mercato alimentare: “Scelta illogica”

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Migliora la situazione dei contagi nella zona di Città della Pieve. Ormai si è arrivati praticamente a zero da diversi giorni e per questa ragione il Comune ha deciso di far ripartire pian piano la cittadina, partendo dal mercato alimentare. Non mancano però le polemiche.

Durante il consiglio comunale, che si è svolto in videoconferenza, il gruppo di minoranza ha criticato la scelta, presentando un’articolata mozione: “Se da una parte si è giustamente presa in considerazione la proposta sollecitata da operatori del commercio e in particolare da Confcommercio Umbria, di agevolare la vendita e fornitura di prodotti consentiti con diretta consegna a domicilio, dall’altra si aprono improvvisamente mercati cittadini, che in buona parte dovrebbero vendere gli stessi prodotti. Una illogicità che crea confusione e mette in pericolo gli sforzi di contenimento dei contatti”.

“Centinaia di persone – aggiunge il gruppo di minoranza – si potranno recare presso i mercati, anche solo per incontrarsi, mettendo sotto pressione le forze di polizia e protezione civile, per acquistare ciò che si trova normalmente negli esercizi aperti o che può essere consegnato a domicilio. Non si comprende la logica che ha animato questo provvedimento, ma che sembra in linea con quelle che provengono da Regioni del nord, in maniera quanto meno discutibile”. Il gruppo di centrosinistra, dunque, sembra voler suggerire che la decisione di riaprire il mercato sia dettata da una linea comune, che parte dai piani alti della Lega.

Altro fronte caldo è quello legato alle carenze della sanità nella zona del Trasimeno. Il Comitato per il Diritto alla Salute, che si è battuto per la riapertura del Pronto Soccorso di Città della Pieve, torna a denunciare le mancanze “la drastica riduzione dell’organico dei reparti di anestesiologia e radiologia dell’area del Trasimeno. Ci risulta – scrive il Comitato – che cinque anestesisti su sette siano stati trasferiti a Città di Castello in virtù dell’emergenza Covid-19 e che cinque radiologi su sette prenderanno servizio in altre strutture a seguito di richieste di trasferimento. Ci risulta peraltro che, a seguito di un concorso espletato dalla Asl per sopperire alla migrazione, i candidati selezionati abbiano rifiutato l’assunzione perché non hanno ritenuto vantaggiosa la sede. Tra le altre motivazioni, un eccessivo numero di turni di reperibilità in orari notturni e festivi, e una operatività complessa in quanto frazionata in più punti”.

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