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mercoledì 24 Luglio 2024
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Conflitto in Medio Oriente: nella sede di FELCOS Umbria la testimonianza di Sawsan Saleh, presidente dell’associazione donne palestinesi

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Un racconto pieno di dettagli drammatici, di dolore, ma anche di grande dignità. Parole difficili da pronunciare e da ascoltare, per tutto quello che evocano, ma che comunque non hanno mai rinunciato in ogni passaggio al garbo, regalando ai presenti quei tratti di umanità su cui continuiamo a intravedere e costruire l’insopprimibile idea ed esigenza di speranza. Se c’è luce nella disastrosa guerra in corso in Medio Oriente, lo dobbiamo proprio all’animo di chi non rinuncia alla propria umanità, al proprio sguardo sul futuro. Come Sawsan Saleh, Presidente dell’associazione di donne palestinesi AOWA (Association of Women’s Action for Training and Rehabilitation).

È stata lei, durante un incontro che ha avuto luogo nella Sede Operativa di FELCOS Umbria mercoledì 27 dicembre, a fornirci una testimonianza diretta di quanto sta accadendo alla popolazione civile di quella parte di mondo. “La situazione a Gaza è catastrofica. Ad oggi sono stati superati i 20mila morti, di cui il 70% sono donne e bambini. A coloro che sono rimasti in vita – ha detto Sawsan all’inizio dell’incontro – occorre affrontare una realtà che è fatta di distruzione, mancanza di cibo, acqua, luce e medicine. In qualità poi di Presidente AOWA, mi preme porre una particolare attenzione alle condizioni drammatiche che stanno vivendo tutte le donne incinte, ancor più esposte alla sofferenza in quanto costrette a partorire senza l’ausilio di anestetici e cure adeguate. Una situazione che espone loro e i loro bambini a rischi enormi. Sono ancora le donne che pagano un prezzo altissimo in termini di dignità: quelle che vengono prelevate, vengono spogliate e portate via senza alcuna garanzia di rispetto dei loro diritti. Anche tutto il sistema scolastico è stato compromesso. A Gaza ogni luogo deputato all’educazione – asili, scuole, università – è stato distrutto. Per portare avanti le attività scolastiche basilari, siamo stati costretti a riadattarle in modalità on-line, anche se in molti studenti non sono adeguatamente organizzati a causa della mancanza di computer e reti internet. Chiediamo con forza la fine della guerra e di aprire tutti i canali per far arrivare alle popolazioni civili gli aiuti umanitari necessari per vivere”. Una richiesta, per l’immediato cessate il fuoco umanitario, a cui si è unita con un comunicato stampa ufficiale anche FELCOS Umbria fin dai primi giorni di conflitto, raccogliendo in tal senso la richiesta avanzata dalle Nazioni Unite e dal Segretario Generale Antonio Guterres.

L’incontro con Sawsan Saleh, a cui ha partecipato il Presidente di FELCOS Umbria, Moreno Landrini, l’Assessore del Comune di Magione, Vanni Ruggeri in rappresentanza dell’Unione dei Comuni del Trasimeno, il Direttore di FELCOS Massimo Porzi, la Vicedirettrice Lucia Maddoli e tutto l’Ufficio operativo, si è poi spostato sulla Cisgiordania. “Anche nella West Bank la situazione si sta aggravando di ora in ora. Da molti anni – ha aggiunto la Presidente di AOWA – in quella parte dei territori palestinesi i civili subiscono aggressioni perpetrate in prevalenza dai coloni, ma in questi mesi tutto sta diventando ancor più esacerbato. Ai residenti delle tante municipalità viene impedito di vivere una vita normale e di lavorare alle proprie terre, dalle quali traggono la principale fonte di sostentamento. A causa dell’installazione improvvisa di checkpoint, molti non riescono a raggiungere i propri uliveti per la raccolta delle olive. A chi ci riesce vengono sequestrati i raccolti. Anche ad associazioni ed imprese non va meglio. Parlo ad esempio di quanto accaduto poche settimane fa ad AOWA. I coloni una notte sono entrati nella nostra sede di Jenin, dove molte donne lavorano alla produzione di saponi e olii essenziali, venduti anche all’estero e in Italia tramite le reti del commercio equo e solidale, distruggendo il laboratorio, le strutture e le attrezzature. Nonostante ciò, già dal giorno dopo abbiamo rimesso in piedi l’attività e siamo riuscite a consegnare gli ordinativi. Chi invece non riesce ad andare avanti sono quei 200mila palestinesi, di cui il 15% sono donne, che ogni giorno si recavano in Israele per lavorare nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura. Dal 7 ottobre non hanno più lavoro e sono senza stipendio”.

Il rapporto tra FELCOS Umbria e la Palestina è un rapporto duraturo, che si lega in particolare ad AOWA fin dai tempi del progetto “BEE The Change” e che prosegue oggi con il progetto “L.A.N.D. – Autorità Locali in Rete per lo Sviluppo sostenibile“, a cui lavoriamo insieme all’Unione dei Comuni del Trasimeno (capofila), ad ANCI Umbria, all’Unione di Comuni Terre dell’Olio e del Sagrantino, al Comune di Assisi, ad AURI – Autorità Umbra Rifiuti e Idrico, a TSA S.p.A. – Trasimeno Servizi Ambientali e ad APLA – Associazione Palestinese delle Autorità Locali e alle Municipalità di Beita, Huwwara, Beit Liqia e Nileen. “Abbiamo lavorato al progetto L.A.N.D. con grande entusiasmo – ha detto al riguardo Sawsan – realizzando workshop su tematiche ambientali e sviluppo sostenibile rivolti ai docenti di otto scuole situate nei territori di Ramallah e Nablus. Con loro abbiamo avviato percorsi educativi attraverso anche lo strumento del teatro, che attualmente sono sospesi e che stiamo cercando di capire come portare avanti”.

È proprio guardando al futuro che il Presidente di FELCOS Umbria, Moreno Landrini, è intervenuto portando l’attenzione su tutto ciò che può essere fatto sia grazie alle progettualità presenti e future, su cui ha ribadito la necessità del “massimo sforzo”, che attraverso la possibile organizzazione di incontri istituzionali fra organismi italiani e palestinesi, grazie ai quali “tenere alta l’informazione e l’attenzione su quanto sta accadendo”. Inoltre, il Presidente Landrini, ha voluto condividere una riflessione sulla necessità che proprio dalla popolazione palestinese arrivi l’indicazione di quali siano i propri riferimenti istituzionali a cui rivolgono lo sguardo per immaginare un proprio futuro lontano da Hamas e dalle sue derive violente e fondamentaliste.
“Tutto ciò che siamo e che facciamo – ha concluso al riguardo Sawsan Saleh – dimostra che siamo lontani da ciò che fa e rappresenta Hamas, sia politicamente che socialmente. La Palestina ha bisogno di una società laica e democratica, ma occorre che l’Europa e la comunità internazionale guidata dalle Nazioni Unite, quindi anche Israele, consentano davvero al nostro popolo di compiere questo percorso con il quale veder riconosciuto lo Stato palestinese. Il nostro riferimento istituzionale è l’OLP e l’Autorità Nazionale Palestinese guidate da Abu Mazen”.

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